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L'Aquila 15-16-17 maggio

Home / Rassegna stampa / ADUNATA: I COLORI DELLA SFILATA, ”DOBBIAMO VOLER BENE ALL’ITALIA”

 

fonte: abruzzoweb.it

di Filippo Tronca

L’AQUILA – “Noi abruzzesi abbiamo fatto una bella figura, anche se almeno noi di Trasacco dobbiamo ancora sfilare in corteo, forse alle cinque del pomeriggio”, racconta ad AbruzzoWebPaolo Ciccarelli, mentre si riposa all’ombra di un alberello da poco piantato sulla rotonda di Santa Barbara.

Una delle tante voci che questo giornale ha raccolto nella prima parte della grande sfilata che rappresenta il momento topico dell’Adunata nazionale degli alpini che quest’anno si è svolta nel capoluogo abruzzese.

Passa e saluta Franco Cenerelli, che, invece, la sfilata l’ha appena conclusa insieme agli apini di Amandola, nelle Marche, dall’altra parte del Gran Sasso. “Ho fatto il militare qui all’Aquila, – spiega – Nel 1967 beccai una forte scossa di terremoto, per fortuna senza conseguenze, a parte la paura. Quando ho rivisto la mia caserma, questa volta per davvero colpita dal terremoto, e dopo tanti anni, mi ha preso una forte emozione”.

Ha pernottato sulla costa adriatica ed è arrivato solo oggi a L’Aquila, Ugo Oregonio, alpino della Valtellina. “Non conoscevo questa regione, arrivando qui all’Aquila sono rimasto impressionato dalla bellezza del paesaggio, dalla dolcezza di queste montagne, io che sono abituato a quelle più dure e aspre delle Alpi”.

In questi tre giorni la città è tornata viva, anche se per pochi giorni, tiene poi a sottolineare Giovanni Salvatori, aquilano. “Che cosa ci ha insegnato questa esperienza? Questi alpini hanno portato solidarietà, lo abbiamo visto nel post-terremoto, e allegria e grande efficienza. Ecco, la lezione è che si può essere efficienti, solidali e allegri nello stesso tempo”.

Un tema ricorrente, da parte degli aquilani intervistati quello dell’allegria ritrovata,. “Per tre giorni – commenta per esempio Vincenzo Cassiani - è stata una città viva, e normalmente lo è molto meno”.

Il valore dell’evento, spiega invece Pasquale D’Alberto, di Gagliano Aterno (L’Aquila), “lo si legge negli striscioni, ed è quello di un senso di appartenenza al proprio Paese, che poi si sviluppa nella solidarietà, come noi aquilani sappiamo bene, perché sono stati tanti, tantissimi gli alpini che ci hanno aiutato dopo subito dopo il terremoto del 6 aprile 2009”.

La pensano più o meno allo stesso modo Martina e Pinuccia Dall’Angelo, di Rendine, in provincia di Bergamo, che non si perdono un’adunata, al seguito dei loro mariti.

“Lavoriamo in una struttura per disabili costruita dagli alpini –  raccontano –  e senza l’aiuto degli alpini, e delle raccolte fondi che organizzano, avremmo già chiuso i battenti. Noi ci occupiamo, nelle adunate, della cucina, e quello che mettiamo da parte con le collette tra di noi, va in beneficenza. Ecco, per noi l’adunata ha come valore principale quello della solidarietà e dell’amicizia, il voler bene il proprio paese e al prossimo”.

 
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