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L'Aquila 15-16-17 maggio

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Deputazione di Storia Patria per gli Abruzzi

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– Fondata all’Aquila il 26 settembre 1888, come “Società di storia patria ‘A.L. Antinori’ negli Abruzzi”.
– Elevata a rango di “Regia Deputazione di storia patria”, con Regio Decreto del 16 I 1910, n° 264.
– Approvato il relativo STATUTO, con Regio Decreto, contro-firmato dal Ministro della Pubblica Istruzione, On. Daneo.
– Aggiornato lo Statuto, ed approvato con Decreto del Presidente della Repubblica, On. Luigi Einaudi, controfirmato dal Ministro della P.I., On. Gonella “16 XI 1950.
Già, al momento della fondazione, è acclamato Socio Onorario e Benemerito lo stesso Ministro della Pubblica Istruzione, Paolo Boselli, che la rappresenterà in più di una manifestazione culturale internazionale. Fra i Soci, Collaboratori, Associati, troviamo, via via, Teodoro Mommsen, primo associato al Bollettino e Socio onorario, Ferdinando Gregorovius, Alessandro d’Ancona, Renier, Villari, Raffaele Cappelli, Francesco Savini, Giuseppe Rivera, Antonio De Nino, Giovanni Pansa. Intorno al 1890, collaborerà Felice Tocco col suo: I Fraticelli o poveri Eremiti di Celestino, secondo nuovi documenti; poco dopo, Paul Sabatier trova aiuto attivo da parte dei membri della Deputazione nelle sue ricerche relative alla Regola Francescana, mentre scruta nel prezioso fondo di Giovanni da Capestrano lasciato al patrio convento.
Nomi illustri entrarono ed operarono attivamente nell’ambito della Deputazione: Benedetto Croce – che ne sarà anche Presidente onorario e rappresentò la Deputazione in seno all’Istituto Storico Italiano – Filippo Masci, Nunzio Federigo Faraglia, Vincenzo de Bartholomaeis, Giulio de Petra, Vincenzo Balzano, Gennaro Finamore, G. M. Ferrari, Giuseppe de Blasiis. Intorno al 1911, aderiscono Vincenzo Federici, Enrico Carusi, Luigi Serra ed Ernesto Monaci, il quale ultimo scoprirà a Napoli il Laudario Aquilano e La Leggenda di Santa Caterina, di Buccio di Ranallo. Né i soli privati si fanno onore di aderire all’Istituzione, ma talune Amministrazioni dei centri principali della Regione, in spirito di superiore intesa e concordia, difficilmente riscontrabile in , altri periodi della nostra storia. E il tempo in cui i deputati Calore, Masci e de Bartholomaeis richiamano l’attenzione del Ministero sulla necessità di togliere dal vergognoso abbandono la badia di San Clemente a Casauria. Verso il 1913 entreranno a far parte della Deputazione Carlo Cipolla, Mario Chini, e Michelangelo Schipa, mentre colui che sembra l’anima dell’Istituzione in questo momento, Vincenzo de Barthoìomaeis, va svolgendo intensa attività di reperimento di manoscritti presso archivi pubblici e privati, scoprendo, ad esempio, assieme a Pietro Fedele, un codice di prose e rime in volgare e darà mizio alla ricerca sul Teatro Abruzzese del Medioevo, che sarà poi edita dalla Deputazione.
Nel 1914 aderiscono F. Filomusi Guelfi e Gioacchino Volpe; nel 1918 Brasmo Percopo e Mauro Inguagnez. Nei successivi anni, Francesco d’Ovidio, P. Aniceto Chiappini, che tanta parte della sua attività di studioso dedicherà alla Deputazione. Nel 1921 si vedono associati Ettore Pais e Nicola Barone; nel 1922 Enrico Abbate, il prestigioso alpinista, autore delle guide del Gran Sasso e dell’Abruzzo. Ancora: Antonio Panella, Francesco Torraca, Giovanni Gentile. Nel 1924 diverrà socio Roberto Cessi, che già nel 1908 aveva collaborato al Buletttino col suo studio Notizie e documenti intorno al/a vita di San Giovanni da Capistrano ricercati negli archivi e nelle biblioteche di Padova. L’anno successivo saranno associati lo Schiaparelli, Costanzi e Roberto Almagià, e, poco appresso, Riccardo Filangieri de Candida e Gennaro M. Monti. Tra il 1927 e 1928 si fanno soci Calisse e Barbadoro; ed eletti deputati Gioacchino Volpe, che sarà, successivamente, presidente, e Vincenzo Costanzi. Nel 1931 vi è l’associazione di Leopoldo Cassese ed Amedeo Maìuri; nel 1933, di Ugo Rellini.
L’anno 1934 sembra momento cruciale per la nostra Deputazione: infatti, se da una parte sì vede l’associazione di Ruggero Moscati e la partecipazione attiva alle celebrazioni ufficiali, indette dallo Sudium di Catania, con la presenza di Giuseppe Paladino, dall’altra l’obbligo del giuramento di fedeltà al regime, imposto ai deputati della Deputazione, fa registrare l’allontanamento di Benedetto Croce.
Le vicende che seguirono, non potevano non riflettersi, sfavorevolmente, sulla vita e l’attività della Deputazione. Ma, passata la guerra, riorganizzata faticosamente la struttura dell’Istituzione, tenuta in vita, in qualche momento, per merito di alcuni benemeriti membri di essa, particolarmente Luigi Rivera, Ugo Speranza, Gaetano Sabatini e P. Aniceto Chiappini, oggi, la Deputazione abruzzese di storia patria ha ripreso a svolgere la sua insostituibile funzione di promozione culturale, con una sempre più vigile e vivace attenzione all’affinamento delle metodologie, per l’opportuno adeguamento della cultura storiografica regionale ai metodi rigorosi degli istituti culturali nazionali.70-412

 
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